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A seguito di un ritardo di più di due settimane col mio ragazzo decidemmo di comprare un test di gravidanza

 

La mia storia, o meglio la storia della mia famiglia, parte da una giornata di metà luglio.

A seguito di un ritardo di più di due settimane, col mio ragazzo decidemmo di comprare un test di gravidanza. Il risultato, scontato, mi gettò nel panico più totale.

Malgrado il mio ragazzo fosse preoccupato ma pronto ad affrontare una gravidanza ed una vita da padre di famiglia io, a 18 anni, dovevo rinunciare alla mia carriera, alla mia giovinezza ed in sostanza alla mia vita professionale.

Avevo appena finito il quarto anno di magistrale e vedevo il mio diploma a rischio ed il sogno universitario in frantumi.

Senza una madre (l'ho persa a 7 anni) e col mio ragazzo ancora studente, il problema forse più grande era la reazione della mia famiglia alla notizia. E infatti, oltre al caos ed alla rabbia del momento, l´unica soluzione offertami dai miei parenti era l´aborto.

Da metà luglio, dopo le visite di rito, arrivammo a conclusione che il 28 agosto avrei abortito.

Da una parte avevo i parenti che mi forzavano per abortire, dall´altra il mio ragazzo che diceva di non farlo. Il dubbio forse c´era, ma in un mese ho imparato ad amare la vita che mi cresceva dentro.

Purtroppo oltre che al mio ragazzo non avevo altre persone che mi spingevano a portare avanti la gravidanza.

La forzatura che mi spingeva all´aborto era troppo forte per resistere e quando arrivò il momento di abortire partii per l´ospedale.

Fu l´unica persona della famiglia che non aveva mai parlato fino ad allora a dirmi cosa ne pensava della mia situazione: mia nonna.

Per telefono, mentre io ero vinta dal pianto per quello che mi stava succedendo (oramai amavo mio figlio ma la mia famiglia era tutta per l´aborto), lei mi disse di ritornare a casa, aggiungendo che era stata intimata per tutto il tempo a non dirmi di non abortire.

Fu una telefonata brevissima e profonda. Un solo parere, con quello del mio fidanzato, contro il resto delle persone che avevo attorno.

Tanto mi bastò per andare via dall´ospedale e riprendermi la mia esistenza, mettendola al servizio di mio figlio.

Dopo di allora nella mia vita solo cose belle.

Ricordo con commozione la prima ecografia di settembre: una formina lunga un dito che saltellava nella mia pancia.

Poi la seconda, dove ci dissero che la mia creatura era di sesso maschile.

Una lunga gravidanza conclusasi nel mese di marzo, dopo un parto improvviso (ho partorito una settimana prima del previsto).

Quello che posso dire col senno di poi è che nella mia vita non sarebbe possibile pensare di vivere senza mio figlio.

Oggi ha un anno compiuto da poco, mi ha regalato un amore che non avevo mai conosciuto prima, più profondo di ogni altro tipo di bene o di affetto.

Mio figlio oggi è l´orgoglio dei miei parenti, di mio padre e dei miei fratelli, dei miei zii e dei miei nonni.

Sembra che mi abbia rubato tutto, le stesse persone che un giorno mi dicevano di abortire oggi mi chiamano costantemente per chiedermi notizie del mio piccolo.

Se lo prendono, lo riempiono di baci e di attenzioni come se fosse loro figlio.

Per quanto riguarda la mia famiglia oggi siamo uniti da un legame sincero,unico e profondo, un qualcosa che ha combattuto contro il mondo per salvarsi e, oggi che è sopravvissuto a quella tempesta, il nostro amore è finalmente arrivato alla felicità.

Dopo 2 anni mi sto diplomando, mio marito sarà laureato a breve, le nostre famiglie ci fanno sentire attorno la loro presenza.

Non so cosa sarebbe oggi della mia vita se ieri avessi ceduto alle pressioni dei miei consiglieri.

Non so se mio marito sarebbe qui vicino a me.

Non so neanche come sarebbe andata l´operazione e se avrei potuto poi avere un altro figlio.

Quello che vivo è la felicita quotidiana assieme alla mia famiglia.

Un tempo col mio fidanzato sognavo di portare avanti una gravidanza ed avere il nostro amato bambino. Oggi invece sogniamo una sorellina da donargli ...

 
 
 
 
 
 

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